Popoli autoctoni

Una nuova minaccia pesa sull’Amazzonia: l’industria petrolifera francese

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Estrazione petrolifera in piena foresta , progetto di oleodotto che serpeggia sui territori dei popoli autoctoni… Nell’Amazzonia peruviana, due compagnie petrolifere francesi, Perenco e Maurel e Prom, sono vivamente criticate dalle comunità locali che si preoccupano delle conseguenze ambientali e sociali di un futuro sfruttamento petrolifero. Questi progetti costituiscono anche una minaccia per parecchie popolazioni indigene che rifiutano ogni contatto con la civiltà industriale. Interrogato dalle organizzazioni locali, il ministro dello Sviluppo Pascal Canfin non ha per il momento ancora risposto.

Originariamente pubblicato da Basta in francese

Che cosa deve fare un lavoratore dell’industria petrolifera quando, nel cuore della foresta amazzonica, incontra per caso un gruppo di indios in isolamento volontario -queste popolazioni autoctone che preferiscono non entrare in contatto col mondo esterno "civilizzato?" E se questi "nativi" si rivelano minacciosi? "Le guide indiane [che accompagnano i lavoratori della compagnia petrolifera] spareranno in aria dei razzi illuminanti o delle bombe lacrimogene per spaventarli ed allontanarli". Questa raccomandazione figura, tra altre più pacifiche, nel quaderno di consegne che la compagnia franco-britannica Perenco distribuisce ai suoi impiegati incaricati del futuro sfruttamento del " lotto 67". Il lotto 67 è una concessione petrolifera accordata dal governo peruviano a Perenco. Un giacimento di una capacità stimata in 300 milioni di barili situato in piena foresta vergine. Dall’altro lato della frontiera con l’Ecuador, il parco nazionale Yasuni è anche lui bramato per le sue ricchezze petrolifere.

Problema per Perenco: non ci sono solo le foreste primarie ed una fauna esotica. Presente da gennaio 2008, nel Nord del Perù, Perenco è citato in un rapporto pubblicato quest’estate dall’ONG peruviana CooperAccion. Questo documento [1] denuncia le gravi conseguenze ambientali che causerebbe l’estrazione petrolifera nel cuore di questa riserva di biodiversità. Un’estrazione assortita della costruzione di un pipeline di 207 chilometri per raccordare la zona all’oleodotto diretto verso l’oceano pacifico.

"Perenco opera in Perù senza avere seguito i processi adeguati di consultazione delle popolazioni indigene", nota il rapporto. "La compagnia ha condotto numerose consultazioni con l’insieme delle popolazioni locali e delle comunità", risponde il responsabile della comunicazione di Perenco, Nicolas di Blanpré [2]. Nel 2012 è stato firmato un accordo nel tra Perenco, il presidente della regione ed i leader delle comunità. "L’obiettivo di questo piano, precisa Mark Anthelm, del servizio di comunicazione della compagnia, è di aiutare a migliorare le condizioni sanitarie, di sostenere dei programmi educativi, di sviluppare dei progetti di sviluppo duraturo, e di facilitare il trasporto locale, in modo che le comunità della regione possano essere aiutate in un modo duraturo e in completa armonia coi loro valori e cultura." Un bel opuscolo, con foto di bambini sorridenti e dei tranquilli villaggi tropicali, fa tra l’altro l’inventario dei progetti condotti da Perenco. Ma i compensi sembrano ben magri di fronte all’inquinamento che potrebbero generare eventuali incidenti durante il trasporto dei barili di petrolio sui fiumi della regione, principali risorse per migliaia di indios.

Un pipeline per raggiungere il Pacifico

La costruzione del pipeline, per trasportare il petrolio fino al Pacifico, verrebbe a limitare questi rischi -un pipeline di Perenco si è tuttavia già rotto in Gabon nel 2008, inquinando una laguna. Ora, secondo CooperAccion, questo pipeline attraverserà il territorio di 20 000 indiani, particolarmente Quechua, che non sono stati consultati, né informati del progetto. Attraverserebbe anche la riserva nazionale di Pucacuro, normalmente protetta. E necessita di disboscare una zona larga 500 metri da una parte e dall’altra del suo tracciato. "Purtroppo, non esiste una autorità governativa con la capacità o le competenze per valutare gli impatti cumulativi di questi progetti, sia in materia di diritti umani che di minacce sull’ambiente", deplora Luis Manuel Claps, autore del rapporto di CooperAccion. Le comunità locali devono rimettersi alle sole promesse della compagnia?

Dal canto suo, Perenco assicura "lavorare molto con tutte le autorità pertinenti del Perù ed in totale conformità col piano di sviluppo che è stato approvato da Perupetro [la compagnia petrolifera nazionale, ndlr] ed il Ministero delle Miniere. " Poiché le autorità governative peruviane hanno dato il loro consenso, quello dei 20 000 indiani riguardati conta veramente poco... in quanto all’esistenza di comunità autoctone volontariamente isolate, nelle vicinanze del lotto 67 o del tracciato dell’oleodotto, Perenco afferma non avere indizi che confermano la loro presenza. Ciò non gli ha impedito di pubblicare il suo quaderno di consegne in caso di incontri fortuiti, vedere sotto il documento, in Spagnolo, [3].

Verso l’estinzione dei popoli autoctoni?

"Perenco e le altre società che operano nella zona rappresentano una minaccia per la sopravvivenza e l’esistenza stessa di queste popolazioni, sostiene l’ONG peruviana. Se ne andranno se si impone ad ogni costo l’estrazione di idrocarburi sul loro territorio tradizionale. " Di fronte alle critiche di CooperAccion, il progetto sarà rimandato? La produzione commerciale deve cominciare nel 2013, afferma la compagnia franco-britannica. Che del resto è "fiera del suo ruolo per aiutare il Perù a sviluppare le sue fonti di energia e a progredire verso l’indipendenza energetica". " Il rispetto della natura non è opzionale. Siamo d’accordo, non è vero? ", proclama il suo opuscolo.

Perenco non è l’unica impresa petrolifera francese nell’ Amazzonia peruviana. Maurel e Prom, una "junior" esagonale [4] si installa nel Nord del Perù. Ed i popoli Awajun e Wampis che vivono nella zona sono preoccupati. Nel marzo 2013, uno dei loro rappresentanti, Edwin Montenegro, presidente dell’organizzazione regionale dei popoli indigeni dell’Amazzonia peruviana (Orpian), si è perfino spostato fino a Tunisi per contestare il ministro francese delegato allo sviluppo, Pascal Canfin, in occasione del Forum sociale mondiale. Maurel e Prom agiscono senza che nessuna consultazione preliminare degli abitanti locali sia stata realizzata dallo stato peruviano, denunciò allora il leader indigeno.

Dei computer e del denaro per dividere le comunità?

In totale, è un territorio di 6 600 km2 -ossia l’equivalente della metà dell’ïle de France- di cui la società francese ha ottenuto la concessione nel 2010. Il "lotto 116", una riserva naturale ed un territorio indigeno, in cui vivono quasi 70 000 indiani di cui la maggior parte fortemente contrari a questo progetto di esplorazione. "In definitiva, è possibile che la popolazione debba spostarsi, a causa della contaminazione del loro territorio", teme Adda Chuecas Cabrera, direttrice di un centro di ricerca sull’Amazzonia [5], con sede a Lima, la capitale del Perù.

Finora, l’azienda è riuscita a convincere una piccola comunità di 400 persone , al fine di svolgere la sua perforazione di esplorazione. "Sono stati offerti i computer e anche denaro, dice Marlene Castillo, un agronomo che ha recentemente visitato la zona." I capi delle comunità lo raccontano poi nella piazza del villaggio ! " Un’accusa ripresa dall’organizzazione regionale indigena: la compagnia francese, socia della società canadese Pacific Rubiales per l’estrazione di queste riserve,avrebbe messo in atto delle azioni allo scopo di comprare dei dirigenti e delle autorità. Ciò avrebbe per conseguenza, secondo l’Orpian, di favorire la divisione delle organizzazioni indigene [6]. "Certi membri sono assunti dalla società, aggiunge Annie Algalarrondo Alvear che segue i progetti condotti dal Soccorso cattolico in Amazzonia. È certo che questi lavoratori convinceranno poi parecchi membri della loro comunità. Ciò facilita il lavoro. »

« Dopo due anni, noi li ringraziamo. »

Dividere per meglio regnare: la tattica è frequente nell’industria estrattriva. "Si offre del lavoro ad alcuni. Si chiede loro di ritirare i tronchi per potere estrarre il petrolio. Gli indigeni accettano dunque i progetti. Ma dopo due anni, li si ringrazia", racconta FerminTivir, un avvocato Awajun specializzato nei diritti indigeni. Talvolta, anche, delle nuove malattie compaiono tra gli indios in contatto diretto con i lavoratori della compagnia, colpendo la salute delle popolazioni locali. Se una piccola comunità sembra sedotta dal lusso del progresso, versione occidentale, non è il caso delle altre popolazioni autoctone. "Ora, il progetto non riguarda solamente questo territorio, spiega Marlène Castillo. Oltre le 65 comunità direttamente colpite, altre 180 comunità sono indirettamente colpite. Bisogna assolutamente consultarle. » E’ anche questo il nostro grande problema.

Edwin Montenegro, il rappresentante che ha apostrofato Pascal Canfin, accusa anche la compagnia di influenzare le elezioni alla presidenza del Consiglio Aguaruna Huambisa, un’organizzazione indigena. Quando non tenta di crearne una… più favorevole agli interessi della società! "Maurel e Prom hanno aggirato le regole di funzionamento delle comunità e federazioni indigene, ha detto Annie Algalarrondo Alvear, del Soccorso cattolico. Queste regole sono basate, particolarmente, sulla deliberazione collettiva concertata. " Maurel e Prom rivendicano tuttavia, sul loro sito Internet, il più grande rispetto delle regolamentazioni e popolazioni locali". Ma le regolamentazioni dello stato peruviano sono oggi troppo deboli per proteggere le popolazioni dai progetti di estrazione: il meccanismo di consultazione preliminare, integrato nella legge peruviana, non è applicato. Come un ordine effettuato a livello regionale , che richiede di istituire una consultazione .

"Questa zona, se viene distrutta, riguarda il mondo intero"

Contattato, il servizio comunicazione di Maurel e Prom precisa che non ha interlocutore sull’argomento, "come Pacific Rubiales gestisce il progetto". Questa società canadese ha ottenuto il 50% delle parti del progetto nel 2011. Poiché non è, ufficialmente, l’operatore sul campo, Maurel e Prom rifiutano di parlare, anche se possiedono sempre l’altra metà delle parti. Uno dei suoi azionisti di riferimento, (al 6,85%), la Macif, una cassa mutua che afferma di agire "in favore di un’economia umanistica, responsabile e solidale", avrebbe forse qualcosa da dire. In quanto a Pascal Canfin, non avrebbe ancora per il momento risposto alla domanda di Edwin Montenegro, il presidente dell’Orpian.

Complessivamente, l’ 80% dell’Amazzonia peruviana sarebbe cosi concessa alle società straniere. "L’Amazzonia ha questa immagine di un territorio in cui ci sono pochi abitanti e dove si può estrarre tutto, precisa Adda Chuecas Cabrera, di Lima. Ora, questa zona, se è distrutta, riguarda l’insieme dell’Amazzonia, e dunque il mondo intero, tutta l’umanità, aggiunge. Questo crea crescita economica ma non sviluppo!" Le conseguenze dell’insieme di queste industrie estrattive potrebbero essere disastrose. Il Perù è già il terzo paese più vulnerabile al mondo in materia di perturbazioni climatiche.

di Simon GOUIN

Foto di una: CC Romulo Moya Peralta

Foto: Marlene Castillo

Traduzione in italiano : Fabienne Melmi (Global Action Italia)

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